HACKER
"Persona che si diverte ad esplorare i dettagli dei sisitemi di programmazione e come espandere le loro capacità , a differenza di molti utenti, che preferiscono imparare solamente il minimo neccesario."
I primi hacker
L'origine della cultura hacker, come oggi la conosciamo, può essere fatta risalire al 1961, anno in cui il MIT acquistò il primo PDP-1. Il comitato Signals and Power del Club Tech Model Railroad del MIT, adottò la macchina quale prediletto giocattolo-tecnologico creando strumenti di programmazione, linguaggi e quell'intera cultura che ancora oggi ci appartiene in modo inequivocabile. Questi primi anni sono stati esaminati nella prima parte del libro Hackers di Steven Levy (Anchor/Doubleday, 1984).

La cultura informatica del MIT sembra essere stata la prima ad adottare il termine "hacker". Gli hacker della TMRC divennero il nucleo dell'Artificial Intelligenge Laboratory (Laboratorio di Intelligenza Artificiale) del MIT, il principale centro di ricerca AI (Intelligenza Artificiale) su scala mondiale, nei primi anni '80. La loro influenza si protrasse ben oltre il 1969, il primo anno di ARPAnet.

ARPAnet è stata la prima rete transcontinentale di computer ad alta velocità. Ideata e realizzata dal Ministero della Difesa statunitense come esperimento nelle comunicazioni digitali, crebbe fino a diventare un collegamento tra centinaia di università, esponenti della difesa e laboratori di ricerca. Permise a tutti i ricercatori, ovunque essi si trovassero, di scambiarsi informazioni con velocità e flessibilità senza precedenti, dando un forte impulso allo sviluppo del lavoro di collaborazione e accelerando enormemente il ritmo e l'intensità del progresso tecnologico.

Ma ARPAnet fece anche qualcos'altro. Le sue autostrade elettroniche misero in contatto gli hacker di tutti gli Stati Uniti e questi, finora isolati in sparuti gruppi, ognuno con la propria effimera cultura, si riscoprirono (o reinventarono) nelle vesti di vera a propria tribù di rete.

Le prime intenzionali azioni di hackeraggio - i primi linguaggi caratteristici, le prime satire, i primi dibattiti autocoscienti sull'etica hacker - tutto questo si propagò su ARPAnet nei suoi primi anni di vita. (Basti come esempio la prima versione del Jargon File, datato 1973.) La cultura hacker mosse i primi passi nelle università connesse alla Rete, in particolar modo (ma non esclusivamente) nei loro dipartimenti di scienza informatica.

Dal punto di vista culturale, l'AI (Intelligenza Artificiale) Lab del MIT è da considerarsi il primo tra laboratori di pari natura a partire dai tardi anni '60. Anche se istituti come il Laboratorio di Intelligenza Artificiale dell'Università di Stanford (SAIL) e, più tardi, l'Università Carnegie-Mellon (CMU), divennero in seguito quasi altrettanto importanti. Tutti costituivano fiorenti centri di scienza dell'informazione e ricerca sull'intelligenza artificiale. Tutti attiravano individui brillanti che contribuirono al grande sviluppo del mondo degli hacker, sia dal punto di vista tecnico che folkloristico.

Per comprendere ciò che successe dopo, comunque, è necessario un ulteriore sguardo ai computer stessi, poiché sia la nascita del Laboratorio che il suo futuro declino furono fortemente influenzati dalle correnti di cambiamento nell'ambito della tecnologia informatica.

Fin dai giorni del PDP-1, le sorti dell'hacking si intrecciarono alla serie di minicomputer PDP della Digital Equipment Corporation (DEC). La DEC aprì la strada a prodotti interattivi di stampo commerciale ed a sistemi operativi time-sharing. La flessibilità, la potenza e la relativa economicità di queste macchine, portarono molte università al loro acquisto.

L'economicità dei sistemi time-sharing, costituì l'habitat ideale per lo sviluppo della cultura hacker e anche ARPAnet fu costituita, per la maggior parte della sua durata, da una rete di macchine DEC.

La più importante fra queste fu il PDP-10 che fece la sua comparsa nel 1967. Essa rappresentò la macchina preferita dagli hacker per quasi quindici anni; il TOPS-10 (sistema operativo DEC per la macchina) e il MACRO-10 (suo assemblatore), sono ancora ricordati con passione nostalgica nell'ambito della cultura hacker.

Il MIT, pur utilizzando lo stesso PDP-10, imboccò una strada lievemente diversa; rifiutò il software DEC del PDP-10 scegliendo di creare un proprio sistema operativo, il leggendario ITS.

ITS stava per "Incompatible Timesharing System", (Sistema Time-Sharing Incompatibile), sigla che rendeva perfettamente l'idea delle intenzioni insite nel progetto: volevano fare a modo loro. Fortunatamente per tutti noi, la gente della MIT possedevano un grado di intelligenza in grado di contrastare la sua arroganza. L'ITS, strambo, eccentrico e a volte perfino pieno di difetti, portò tuttavia una brillante serie di innovazioni tecniche, e ancora detiene senza dubbio il record di sistema operativo time-sharing più a lungo utilizzato.

Lo stesso ITS fu scritto in Assembler, ma molti progetti ITS furono scritti nel linguaggio LISP dell'AI. Il LISP si rivelò il più potente e flessibile linguaggio dell'epoca e, a distanza di vent'anni, si presenta ancora meglio congegnato rispetto a molti dei linguaggi odierni. Il LISP permise agli hacker di ITS di dare libero sfogo a tutta la loro creatività. Fu forse questa la formula del successo straordinario di questo linguaggio, che resta uno dei preferiti dagli hacker.

Molte creazioni tecniche della cultura ITS, sopravvivono ancora oggi; l'editor Emacs è forse il più conosciuto. Così come molto del folklore ITS è tuttora "vivo" per gli hacker, come dimostra il Jargon File.

Non si può certo dire che il SAIL e il CMU si fossero nel frattempo assopiti. Molti nuclei di hacker, sviluppatisi intorno al PDP-10 del SAIL, divennero più tardi figure chiave nel progresso dei personal computer e delle interfacce di software finestra/icona/mouse, come oggi le conosciamo. Gli hacker di CMU, dal canto loro, stavano portando avanti ciò che avrebbe dato vita alle prime applicazioni pratiche su larga scala di sistemi esperti e di robotica industriale.

Un altro luogo che ha giocato un ruolo fondamentale per il progresso culturale fu lo Xerox PARC, il famoso Centro Ricerche di Palo Alto. Per più di un decennio, a partire dai primi anni '70 fino alla metà degli '80, il PARC produsse un'impressionante quantità di innovazioni hardware e software. Le moderne interfacce di software costituite da mouse, finestre e icone, videro la luce proprio in quell'ambito, ma anche le stampanti laser e la local area network (LAN). La serie PARC di macchine D, anticipò di un decennio i potenti personal computer degli anni '80. Purtroppo, questi profeti non ebbero né onori né gloria in seno alla loro azienda e presto diventò un'abitudine descrivere sarcasticamente il PARC come un luogo caratterizzato dallo sviluppo di brillanti idee per chiunque altro, tranne che per se stessi. L'influenza di queste menti sulla cultura hacker fu comunque a dir poco pervasiva.

Le culture ARPAnet e PDP-10 crebbero in forza e varietà nell'arco degli anni '70. I programmi per le mailing list elettroniche, utilizzati fino ad allora per incoraggiare la cooperazione tra i diversi gruppi di interesse disseminati a quattro angoli del mondo, furono sempre più impiegati per scopi sociali e ricreativi. DARPA chiuse deliberatamente un occhio di fronte alle attività tecniche "non-autorizzate", ben comprendendo come queste spese extra fossero un piccolo prezzo da pagare rispetto all'effetto di convogliare l'attenzione di un'intera generazione di menti giovani e brillanti alla causa dell'informatica.

Probabilmente, la più nota delle mailing list a sfondo "sociale" di ARPAnet fu la SF-LOVERS, per gli appassionati di fantascienza; basti pensare che ancora oggi essa continua ad esistere in "Internet", l'erede naturale e senza confini della rete ARPAnet. In questo scenario, si contano numerosi altri pionieri di questo stile di comunicazione che più tardi venne commercializzato in servizi time-sharing a pagamento come CompuServe, Genie e Prodigy.